Alla scoperta delle comunità microbiche del suolo

Ormai da tempo seguo con grande piacere le interviste che il bravissimo Antonio Pascale realizza per Il Foglio, in cui racconta l’agricoltura tra ricerca, innovazione e tradizione.

Da ieri è disponibile una interessante intervista a Michele Sellito, microbiologo che alle comunità microbiche del suolo ha da poco dedicato un bellissimo libro dal titolo I microrganismi utili in agricoltura (edito da Tecniche Nuove -Edagricole).

“In una manciata di suolo (circa 200 g di suolo) possiamo trovare circa 0,5 g di organismi viventi, molti dei quali sono microrganismi invisibili ad occhio nudo. Facendo le debite proporzioni questo significa che in un ettaro si possono trovare 5000kg di organismi viventi”.

Grazie all’uso ormai ricorrente di numerose tecniche molecolari, abbiamo scoperto una enorme biodiversità di microrganismi, che vive in modo stabile a ridosso delle radici delle piante che coltiviamo. Anzi, è proprio nel suolo vicino alla radici che troviamo la maggior biodiversità microbica: quasi cento volte maggiore di quella che troviamo nel resto del suolo.

Abbiamo, inoltre, imparato a usare queste specie microbiche per aiutarci nel rendere l’agricoltura meno dipendente dagli agrofarmaci. Come segnala anche Sellito, oggi “possiamo usare spore di funghi quali il Trichoderma spp per il biocontrollo di molte delle patologie fungine che riguardano l’apparato radicale delle piante, allo stesso modo in cui per il controllo biologico degli insetti dannosi possono essere utilizzati funghi entomopatogeni come la Beauveria bassiana.

Guardando ai batteri del suolo abbiamo anche capito la complessità delle interazioni che si realizzano nel suolo tra batteri, funghi e piante, a conferma del fatto che il suolo non è solamente la fonte di micronutrienti per le nostre piante.

“Spiegare come l’ecosistema agrario è caratterizzato da una forte interconnessione tra i vari elementi che lo abitano e che il suolo gioca un ruolo fondamentale in quanto organismo vivo, oltre ad aumentare la consapevolezza del nostro stesso ruolo in questo contesto aumenta la possibilità di introdurre innovazioni. In modo speciale in questo periodo storico in cui dobbiamo fare delle scelte epocali per la tutela dell’ambiente, la comunicazione giocherà un ruolo centrale”.

Non voglio anticiparvi troppo dell’intervista a Sellito, però è assolutamente importante condividere il suo invito a mettere sempre più spesso il tema del suolo e della biodiversità microbica che esso presenta al centro della discussione . Questo tema è già da tempo oggetto di attenzione da parte degli agricoltori che sempre più spesso riducono le lavorazioni del suolo proprio per non compromettere la biodiversità microbica che esso ospita.

E’ infine interessante notare che modificando le specie microbiche presenti in questi complessi ecosistemi possiamo aggiungere funzioni utili per le piante che coltiviano. Per alcuni aspetti possiamo pensare di aggiungere una funzione (resa disponibile da un simbionte che vive a ridosso o dentro le radici) senza dover ricorrere a complesse manipolazioni genetiche della pianta.

L’agricoltura si trova ad affrontare tante sfide complesse, ma la scienza ci mette a disposizione ogni giorno nuovo strumenti per fronteggiare tali sfide, serve però avere il coraggio di adottarle.

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