Dal campo al piatto: a cena con madre Natura?

Venerdì scorso Gilberto Corbellini, professore ordinario di storia della medicina e docente di bioetica presso la Sapienza Università di Roma, e Alberto Mingardi, giornalista e scrittore, hanno pubblicato un interessante articolo dal titolo Cosa è “bio”. La chiave non è la lunghezza della filiera, ma la sicurezza.

L’articolo prende spunto dalla recente strategia per la sostenibilità e le produzioni alimentari presentata nei giorni scorsi dall’Unione europea. Al centro di questa strategia (definita “from farm to fork”, cioè dalla fattoria alla forchetta) c’è la riduzione dell’impatto dell’agricoltura sull’ambiente con l’obiettivo di ridurre le aree coltivate così da avere più spazio per la conservazione della biodiversità.

La strategia persegue obiettivi decisamente ambiziosi:

  • ridurre del 50% l’uso e il rischio dei pesticidi chimici, come pure l’uso dei pesticidi più pericolosi entro il 2030;
  • ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%, garantendo nel contempo che non si verifichi un deterioramento della fertilità del suolo; in tal modo l’uso dei fertilizzanti sarà ridotto di almeno il 20% entro il 2030;
  • ridurre del 50% le vendite di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l’acquacoltura entro il 2030;
  • destinare almeno il 25% della superficie agricola all’agricoltura biologica entro il 2030.

 

Sono sicuramente obiettivi importanti, ma risultati da conseguire e soluzione non sembrano andare in accordo.

Come sottolineano gli autori:

Circola molto, in questa “fase due” ancora sospesa fra lo shock del lockdown e le miserie della decrescita, l’idea che il Coronavirus sia una sorta di vendetta della natura per il nostro “sfruttamento intensivo”. E’ così? Da che mondo è mondo, le epidemie sono una vendetta degli dei. Nell’Iliade, Apollo scatena una pestilenza sull’accampamento degli achei perché Agamennone si è rifiutato di restituire Criseide al padre. Negli ultimi anni, in un mondo fortemente secolarizzato la Terra è diventata una sorta di divinità laica.  (G. Corbellini e A. Mingardi)

Pare che tutti sentano la necessità di  andare a cena con madre Natura in una sorta di nuovo paganesimo che non ha nulla a che fare con la possibilità di avere una agricoltura produttiva per una popolazione in costante crescita in un momento in cui i cambiamenti climatici stanno già mettendo a dura prova le produzioni alimentari.

E’ molto probabile che madre Natura a cena preferisca il biologico, ma gli obiettivi europei non sono perseguibili se la soluzione è l’agricoltura biologica. Io non ho nulla contro il biologico, anzi penso che in alcune circostanze possa essere una soluzione adottabile e molto utile, purché sia chiaro questo approccio ti permette di impattare di meno, ma anche di produrre di meno. L’agricoltura convenzionale sicuramente ha un impatto ambientale, ma produce tanto e a costi ragionevoli per il consumatore.

Tutti i modelli di impatto indicano che il passaggio al biologico implicherà un aumento del suolo coltivato e che per lasciare spazio alla biodiversità dobbiamo avere più campi a coltivazione intensiva (ne parlavo qui nei giorni scorsi). Qui si parla di produrre in biologico risparmiando suolo… più che madre Natura ci vuole Mago Merlino.

 

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