Quanto cibo sprechiamo?

Secondo il rapporto intitolato “Lo Stato dell’alimentazione e dell’agricoltura 2019, pubblicato dalla FAO a fine 2019, a livello globale circa il 14% degli alimenti va perso o sprecato ancor prima di arrivare alla vendita al dettaglio per motivi che variano da nazione a nazione. Nei Paesi a basso reddito, ad esempio,  le perdite di frutta e verdura fresca sono da attribuire principalmente alla assenza di infrastrutture adeguate per la loro conservazione e distribuzione. Nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito invece sono essendo presenti adeguate strutture di stoccaggio e le perdite avvengono durante lo stoccaggio, generalmente a causa di guasti tecnici, errata gestione delle temperature, dell’umidità o per un eccesso di scorte rispetto alla richiesta.

Volendo tradurre lo spreco in numeri, nel 2019 di cibo sprecato a livello domestico in Italia valeva quasi 12 miliardi, ai quali va sommato lo spreco alimentare di filiera (produzione – distribuzione) stimato in oltre 3 miliardi per un totale di 15 miliardi di euro letteralmente gettati nel cestino.

Andando a tradurre lo spreco alimentare in calorie, secondo la FAO ogni giorno perdiamo l’equivalente di 214 chilocalorie a testa, cioè quasi un 10% circa di ciò che quotidianamente serve ad una persona adulta (facendo una media tra maschi e femmine).

Se questi dati vi sembrano preoccupanti, restate seduti perché, secondo un recente studio pubblicato dalla rivista PloS One, l’analisi della FAO rappresenta in realtà una notevole sottovalutazione dello spreco alimentare mondiale giornaliero. Come suggerito dai ricercatori olandesi Monika van den Bos Verma, Linda de Vreede, Thom Achterbosch e Martine M. Rutten nel loro articolo intitolato “Consumers discard a lot more food than widely believed: Estimates of global food waste using an energy gap approach and affluence elasticity of food waste”, in realtà lo spreco è stimabile in 527 chilocalorie al giorno: una quantità sufficiente a soddisfare un quinto del fabbisogno energetico quotidiano di un uomo e circa un quarto di quello di una donna. Tanto per dare una idea: immaginate di andare al negozio di alimentari, di tornare a casa con cibo in abbondanza e di buttarne via quasi un quarto appena entrati in cucina… questo è quello che accade su scala globale per ogni persona ogni giorno.

L’articolo presenta inoltre una interessante relazione tra reddito e spreco, tanto che i ricercatori indicano che esiste una sorta di soglia entro cui gli sprechi iniziano ad aumentare: quando la ricchezza dei consumatori raggiunge una soglia di spesa di circa 6,70 dollari al giorno pro capite, lo spreco alimentare comincia ad aumentare, per poi rallentare e assestarsi una volta raggiunti livelli di ricchezza più alti .

Questo studio è a mio avviso estremamente utile non solo perché evidenzia il fatto che noi consumatori sprechiamo più del doppio del cibo di quanto si credesse, ma fornisce anche uno strumento per identificare soluzione diverse da applicare in aree diverse del pianeta. Questo studio suggerisce infatti un livello soglia di benessere dei consumatori attorno al quale è assolutamente necessario avviare politiche di intervento per evitare che i rifiuti alimentari diventino un problema sempre più grave così come fornisce uno strumento per avere una base di dati comparabili a livello globale rispetto alla quale misurare i progressi rispetto all’obiettivo dell’agenda 2030 dedicato alla riduzione dello spreco alimentare.

Ridurre gli sprechi è un obiettivo che tutti dovremmo darci perché il cibo che sprechiamo è responsabile di circa l’8 percento delle emissioni globali. Se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe il terzo più grande emettitore di gas a effetto serra dopo gli Stati Uniti e la Cina.

“Dimezzare gli sprechi alimentari entro il prossimo decennio rappresenta il modo più sostenibile per risolvere in parte il problema di come nutrire il mondo in futuro”. (Martine Rutten, Wageningen University).

 

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