Quale rapporto tra scienza e politica in agricoltura?

Negli ultimi giorni ho avuto il piacere di leggere numerosi interventi dedicati al rapporto tra politica e innovazione in agricoltura. Vittoria Brambilla, brillantissima ricercatrice che a Milano si occupa di migliorare geneticamente il riso, rilanciava un messaggio estrapolato dalla presentazione tenuta a Bari da Alexander Purcell per inviare a riflettere sulle forme di interazione che oggi esistono (o meglio non esistono) in Italia usando il caso Xylella per vederne gli effetti.

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Il 3 ottobre si è invece tenuta a Bentivoglio (Bologna) la prima giornata dedicata all’innovazione in agricoltura, organizzata e promossa da alleanza cooperative agroalimentari e alla quale hanno partecipato tutte le più grandi aziende produttrici di strumenti innovativi per l’agricoltura, insieme all’Assessore all’agricoltura della regione Emilia Romagna Simona Caselli.

“Nonostante le tecnologie di guida satellitare, la gestione dei dati, la precisione nelle operazioni colturali siano da più parti ritenute indispensabili per un’agricoltura sostenibile, l’Italia non tiene il passo degli Usa, primo paese utilizzatore al mondo degli strumenti di precisione, né di altri competitor europei come Germania e Francia” (Patrizia Marcellini, coordinatore settore grandi colture e servizi dell’alleanza cooperative )

Leggendo il riassunto di alcuni interventi (ad esempio qui) ho letto che uno dei motivi per cui l’agricoltura di precisione, pur essendo disponibile da circa 20 anni, fatica a diffondersi è perché gli agricoltori spesso non sono in grado di comprenderne i reali benefici e temono sia semplicemente più costosa.

Nelle ultime settimane, partecipando a diversi eventi, ho avuto modo di parlare con tante persone, tra cui anche agricoltori e agronomi, e se in parte è vero che alcuni strumenti (in particolare quelli informatici) faticano a diffondersi per un problema di fiducia e conoscenza, ci sono tantissime opportunità che non vengono sfruttate esclusivamente per la mancanza di risorse e proposte, che dovrebbero avere nella politica il primo motore.

Ho la fortuna di vivere in una regione che ha investito tanto in agricoltura, ma a livello nazionale il quadro è abbastanza sconfortante. La neoministra Teresa Bellanova ad esempio da un lato afferma che “rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda del Paese è un nostro obiettivo prioritario”, ma dall’altro scrive “approvare presto la legge sul bio e aumentare le mense biologiche certificate in Italia istituite grazie a una scelta del Pd. Diamo una mano ai nostri agricoltori e cibo di qualità ai bambini”, come se solo l’agricoltura biologica fosse sicura.
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Per altro è proprio di questi giorni la pubblicazione degli ultimi dati relativi alla presenza di fitofarmaci negli alimenti, da cui emerge che l’Italia è assolutamente virtuosa per il loro uso. I dati, resi disponibili dal ministero della Salute, attestano infatti che i residui non conformi ai limiti di legge sono inferiori all’1% rispetto a una media europea del 2,5%. Questi risultati sono il frutto dell’impegno degli agricoltori e di una nuova sensibilità, ma occorre anche ricordare che i fitofarmaci consentono un generale miglioramento della qualità e delle rese dei prodotti agricoli, in particolare di fronte alle nuove necessità causate dai cambiamenti climatici”.

Recentemente sono state pubblicate le linee programmatiche per il settore agricolo contenute nel Documento di economia e finanza 2019 approvato dal Consiglio dei ministri del 30 settembre 2019 che contengono anche una pagina dedicata all’agricoltura. Il testo prevede il potenziamento degli investimenti nelle filiere made in Italy grazie ad investimenti in innovazione e ricerca.

A questo punto non ci resta che stare ad aspettare gli interventi concreti, nel frattempo qui potete trovare e scaricare il Documento di Economia e Finanze (Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze), mentre qui trovate ulteriore materiale per approfondire la documentazione messa a disposizione dal MEF.

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