I molti punti critici DDL 988 sul biologico – lettera aperta ai Parlamentari

Nelle settimane scorse hanno suscitato reazioni molto vivaci due interventi della Ministra all’agricoltura Teresa Bellanova, in cui da un lato invitava a ripensare il no agli OGM e dall’altro esprimeva il proprio supporto al DDL sul biologico.

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Considerato che il regolamento che disciplina il biologico vieta, da sempre, l’uso degli organismi geneticamente modificati (OGM) sia nell’agricoltura che nei processi di lavorazione e trasformazione non è ad oggi facile capire quale idea di agricoltura il Ministero abbia in mente, anche considerato che il messaggio della Ministra sembra suggerire che le produzioni convenzionali non siano di qualità o lo siano meno di quelle biologiche.

Di seguito trovate la lettera aperta inviata dai componenti di SETA (Scienze ETecnologie per l’Agricoltura) a oltre 900 fra deputati e senatori in merito ai molti punti critici del DDL 988 sul biologico in discussione e per cui la Ministra Teresa Bellanova ha recentemente espresso parere positivo.

Gentili Deputati e Senatori della Repubblica,

da diverse fonti apprendiamo che fra le priorità del nuovo Governo rientra l’approvazione del ddl 988 – Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Premesso che ogni agricoltore rispettoso delle leggi è libero di produrre come meglio crede, vorremmo da cittadini e da studiosi porre all’attenzione dei nostri rappresentanti nelle istituzioni concetti che nel pubblico dibattito non trovano il più delle volte spazio:

– le coltivazioni biologiche sono meno sostenibili sul piano ambientale rispetto a quelle con metodo convenzionale/integrato. Ciò perché producono, a parità di superficie, dal 20 al 70% in meno, per cui la loro estensione generalizzata richiederebbe dal 20 al 70% in più di terre coltivate con immani distruzioni di foreste e praterie naturali;

– rispetto all’agricoltura convenzionale il biologico presenta emissioni di gas serra per unità di prodotto superiori del 50% in pisello e del 70%  in frumento (Searchinger e collaboratori, 2018), del 300% in riso (Bacenetti e collaboratori, 2016) e superiori del 61% per kg di pane prodotto (Chiriacò e collaboratori, 2017);

– i prodotti biologici sono commercializzati a prezzi fino al 150% più elevati rispetto agli analoghi prodotti convenzionali (fonte: UE – https://ec.europa.eu/info/news/organics-sector-rise-both-domestic-production-and-imports-see-large-increases-2019-mar-07_en), il che dovrebbe indurre a riflettere sulle ripercussioni economiche per il consumatore (o per lo Stato, quando si parla di mense scolastiche obbligate ad approvvigionarsi solo di prodotti bio);

– il prodotto biologico non presenta differenze significative rispetto agli altri sul piano della salubrità o delle caratteristiche nutrizionali come emerge dal lavoro scientifico di Dangour e collaboratori (2009) e dai report EFSA sui residui di fitofarmaci negli alimenti (https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/5743);

– già oggi il 45% del reddito netto delle imprese biologiche è garantito da finanziamenti comunitari contro il 31% di quelle convenzionali (fonte: Bioreport Crea, ediz. 2017-18; Serv. Studi Senato, nota 108, giugno ‘19);

– con il ddl 988 si sdogana, equiparandola al biologico, una pratica esoterica come l’agricoltura biodinamica, certificata da un marchio registrato di proprietà di una multinazionale e che presenta un fatturato medio per ettaro di 13.309 euro contro i  3.207 euro delle aziende convenzionali  e i 2.441 delle aziende biologiche (fonte Bioreport Crea, ediz. 2017-18). Ci auguriamo che questo Parlamento non voglia essere ricordato come un Robin Hood al contrario, che toglie ai poveri per dare ai ricchi;

– il DDL 988 si riferisce a un settore di nicchia (66773 aziende biologiche e 286 biodinamiche, in tutto il 4,5% delle 1.471.000 aziende agricole italiane – fonte Bioreport Crea, ed. 2017-2018);

In conclusione ci preme evidenziare che il DDL 988 promuove il bio facendo appello a un presunto ”interesse nazionale” per tale agricoltura. Come gruppo SETA ci domandiamo quale interesse nazionale si prenda in considerazione nel provvedimento, che non affrontando il cruciale tema dei controlli sul biologico, minando il sistema sementiero nazionale, indebolendo il sistema dell’istruzione agraria universitaria, introducendo una pletora di organismi territoriali di cui non si sente il bisogno e stimolando sistemi a bassa produttività accrescerà ulteriormente la nostra dipendenza dall’estero che già oggi sfiora il 50% del fabbisogno nazionale per il frumento e gli alimenti zootecnici. In tale contesto il sostegno offerto ad una pratica esoterica come il biodinamico, nello stesso Paese che con Galileo Galilei ha dato i natali al Metodo Scientifico quale sistema di conoscenza dei fenomeni naturali, colpisce particolarmente, suonando quasi come una nuova abiura.

Per ulteriori approfondimenti Vi invitiamo a leggere i documenti elencati in calce alla presente.

Un cordiale saluto.

Per il gruppo Seta – prof. Luigi Mariani

 

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