Comunicazione digitale e marketing 2.0: nuovi strumenti utili per l’agrifood

Volendo proporre al mio ateneo un nuovo corso a scelta che parla di innovazione in agricoltura, ho guardato come sono organizzati in altri atenei  i corsi che parlano di innovazione digitale in formato FAD e ho deciso che il corso “La comunicazione web e il marketing digitale“, tenuto dal bravissimo Prof. Paolo Maria Ferri (Università di Milano Bicocca), doveva essere tra i primi da vedere.

Dopo aver illustrato la storia dei nuovi media di comunicazione, il corso introduce gli elementi di base della comunicazione tramite i nuovi strumenti digitali e le strategie del marketing digitale, mostrando anche numerosi esempi di successo. L’aspetto che rende la comunicazione digitale interessante anche per chi lavora nell’agrifood è legato al fatto che i canali digitali di comunicazione permettono di accedere ad un pubblico sempre più ampio e di abbinare al prodotto in vendita un collegamento alla storia di ciò che si vende.

Avere una propria identità digitale (su social network piuttosto che su siti o altre piattaforme) permette alle aziende (o a gruppi di piccoli produttori nel caso dell’agrifood) di allargare il proprio pubblico di riferimento. Il marketing 2.0 è fondamentalmente una conversazione con un pubblico ampio raggiungibile grazie a internet e che vuole stabilire una relazione con il produttore e con il suo modo di lavorare (come evidente per le produzioni etiche, biologiche e in generale considerate non industriali).

Piccoli produttori o gruppi di aziende possono ricorrere agli strumenti digitali di marketing per costruire una relazione con gli utenti, costruire una narrazione dei propri prodotti (il segreto dei food blogger ad esempio è la capacità di tradurre in formato digitale la storia del cibo, la capacità di trasformare in racconti, libri e fotografie ciò che era scritto nelle ricette delle nonne), interpretare la reazione dell’utenza verso il prodotto e verso il modo in cui è stato raccolto, raccogliere opinioni/foto o altro materiale dagli utenti per far sì che loro stessi diventino veicolo di diffusione di informazioni (il vecchio passaparola funziona ancora meglio nell’era del digitale), perché  i testimonial migliori di un prodotto sono gli utenti soddisfatti di quel prodotto.

Sviluppare strumenti di marketing 2.0 potrebbe ripagare celermente in termini di ritorno economico rispetto all’investimento iniziale perché mai come oggi il consumatore è attento a forme diverse di acquisto che siano più rispettose dell’economia del territorio e della collettività.

“Biologico, rispetto del lavoratore, filiera corta, valorizzazione del territorio, aree di produzione sottratte alla criminalità organizzata: se informati sul valore non solo alimentare e commerciale del prodotto, i consumatori dimostrano una spiccata propensione all’acquisto di prodotti di un certo tipo”. Fonte: Nel supermercato del futuro la spesa sarà etica oltre che di qualità

I dati a sostegno di questa nuova tendenza sono numerosi, tra i più recenti troviamo ad esempio l’indagine di Coldiretti/Ixè secondo cui quasi sei italiani su dieci hanno fatto la spesa dal contadino almeno una volta al mese nell’ultimo anno in frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori. E il fenomeno è sempre più esteso, tanto da superare i numeri della vendita diretta degli ultimi decenni. Secondo Coldiretti:

“…dal dopoguerra mai così tanti italiani hanno acquistato direttamente dagli agricoltori, con una crescita esplosiva nell’ultimo decennio da ricondurre, sottolinea la Coldiretti, all’attenzione per il benessere e per la salute, ma anche alla sostenibilità ambientale e alla volontà di difendere e valorizzare l’economia e l’occupazione del proprio territorio”.

Ai consumatori piace oggi acquistare direttamente dai produttori locali perché si ritiene più alta la qualità dei prodotti ricevuti (che sono giudicati come più freschi, saporiti e genuini) e più garantita la loro sicurezza (su questo si potrebbe però discutere per molto tempo, sebbene sia vero che una vendita diretta pone l’agricoltore a fronte di proteste immediate più di quanto non avvenga con la grande distribuzione).

A questi aspetti si aggiungono poi componenti che sono associate a ricordi del passato e/o ad un desiderio di recupero del passato, per cui molto spesso i piccoli agricoltori sono apprezzati anche perché rendono disponibili specialità del passato a rischio di estinzione, che sono state salvate grazie all’importante azione di recupero degli agricoltori e che non trovano spazi nei normali canali di vendita dove prevalgono rigidi criteri dettati dalla necessità di standardizzazione e di grandi quantità offerte.

Il marketing digitale nell’agrifood funziona?  Tra i miei esempi preferiti c’è Cortilia, il primo mercato agricolo dove puoi fare la spesa online acquistando prodotti di stagione e a filiera corta dai nostri agricoltori di fiducia, usufruendo del comodo servizio di consegna a domicilio. Grazie a Cortilia i nostri produttori possono offrirti i loro prodotti artigianali e di stagione, garantendone in prima persona qualità e freschezza.

Un nuovo “esperimento” che sto invece seguendo è  invece “chissadove: spesa bioetica locale“.. l’idea è indubbiamente promettente, per gli aspetti di marketing si può invece fare di meglio e il corso del Prof. ferri potrebbe essere di aiuto… per ora io mi fido della loro proposta.. e gli scrivo.

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